Quadri Clinici | L’affascinante dialogo di arte e scienza

L’interessante contesto medico-scientifico del Museo Roberto Papi di Salerno ospita dal 23 giugno all’8 luglio 2018 “Quadri Clinici”, la collettiva d’arte contemporanea incentrata sull’affascinante dialogo di arte e scienza.

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L’evento, perfettamente in linea con la tematica del museo e con la tradizione locale che vanta la nascita dell’illustre Scuola Medica, attraverso le libere interpretazioni di “artisti sani” e “artisti malati”, permette ai visitatori di abbattere quegli stereotipi culturali che impongono una differenziazione netta tra universo umanistico e sapere scientifico: due dimensioni, due forme di conoscenza apparentemente opposte tra cui esiste una sottile correlazione e compenetrazione. Basate rispettivamente sull’intuizione e sulla ragione, si occupano entrambe di effettuare diagnosi (*) sulla realtà che ci circonda e sui fenomeni fisici\naturali legati ad essa: la scienza è quel sapere razionale che ricerca una verità oggettiva ed inconfutabile; l’universo umanistico è soggettivo e introspettivo, alla ricerca di una verità filtrata attraverso i sensi o l’emotività.

ARTISTI PARTECIPANTI:

TIZIANA BORTOLOTTI → sempre materico e coinvolgente l’impatto delle sue opere,  presenta in quest’occasione due tele, di cui una fortemente autobiografica.  Il dolore grande è muto  è una figura che silenziosamente si contorce ed emerge coi suoi colori esplosivi da un fondo nero: il tutto si riferisce al tumore al seno di cui ha sofferto l’artista.  Help, col suo titolo, rimanda all’ipotalamo che, visto in radiografia ad una determinata angolazione, assomiglia ad un uomo appeso e ricorda che siamo preda di ancestrali paure alle quali reagiamo in modo inconsapevole.

BARBARA NERI → ricercatrice da sempre, biologa, l’artista con estrema sensibilità manipola la materia del macrocosmo e gli elementi cromatici esprimendo e rivelando la complessità psichica emozionale della natura umana. Ego & Soul è l’opera che meglio esprime la sua poetica, caratterizzata da spinte energiche che sulla tela esplodono in colori primari che, danzando concentricamente, coinvolgono elementi materici e contemporaneamente si congiungono al nucleo centrale fatto di pura luce. Non solo colori, ma cariche energiche centrifughe che coesistono, Anima ed Ego che si rafforzano vicendevolmente, si evolvono.

DEBORA SMITH → fotografa del femminile, presenta alcuni scatti inediti della nuova serie intitolata Life After Scars, la vita dopo le cicatrici, la bellezza dopo il dolore: in questi scatti i segni di una battaglia passata diventano simboli di una rinascita e come tali bisogna indossarli, con naturalezza, come un abito nuovo, per riscoprire la bellezza accantonata.
“È come se l’obiettivo fotografico diventasse nuovamente un bisturi che apre il dolore, lo immortala e lo riempie di bellezza.” B.

ROSA TAVOLARO → intensi gli acquerelli che l’artista lucana di nascita e napoletana d’adozione presenta in occasione della collettiva. Opere intense dai tocchi delicati, come delicati sono i temi trattati: con estrema sensibilità Rosa raffigura malattie devastanti quali il Parkinson e l’Alzheimer.

TOMMASO MAURIZIO VITALE → artista barese, realizza prevalentemente opere con materiale di recupero. È il caso de Gli acufeni, opera che dimostra la sofferenza di salute dell’artista. Gli acufeni sono rumori più o meno intensi e fastidiosi che si presentano sotto forma di fischi, ronzii, fruscii, pulsazioni, sibili o rumori complessi. L’Artista li avverte come tanti piccoli oggetti di mille colori disordinati.

RASTA ZOLA →  sempre originali ed eccentriche le opere di Zola, artista triestino che a Salerno presenta una maschera da untore ricoperta da confezioni di medicinali (ansiolitici, psicofarmaci, etc.), proponendo un’attenta riflessione sull’effettiva applicazione della Legge Basaglia inerente alla chiusura dei manicomi. Simone è un operatore psichiatrico e il suo lavoro artistico critica il talvolta eccessivo uso di psicofarmaci che il più delle volte vanno a sostituire un programma riabilitativo basato sul rapporto umano tra paziente psichiatrico e personale sanitario.

IN MOSTRA ANCHE LE OPERE DEGLI OSPITI DELLE STRUTTURE DI RETE SOLIDALE → si tratta di opere frutto di laboratori artistici i quali hanno coinvolto persone con disagi psichici e\o motori in un’esperienza emozionale che li ha portati, in piena libertà a realizzare opere definite “di Art Brut”, “Arte Grezza”: si tratta di un’arte che opera al di fuori delle norme convenzionali. E’ribelle e spontanea, senza pretese culturali e senza alcuna riflessione. (**)

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Evento pubblicizzato su SalernoToday

 

(*) Il termine diagnosi è applicabile sia dall’universo umanistico che da quello scientifico. Dal latino diagnōsis, attraverso il greco antico διάγνωσις, da διαγιγνώσκειν, formato da διά + γιγνώσκειν, è la procedura di ricondurre un fenomeno o un gruppo di fenomeni, dopo averne considerato ogni aspetto, a una categoria.

(**) Fu Jean Dubuffet, pittore francese, ad inventare nel 1945 il concetto di Art Brut: “L’arte grezza designa “lavori effettuati da persone indenni di cultura artistica, nelle quali il mimetismo, contrariamente a ciò che avviene negli intellettuali, abbia poca o niente parte, in modo che i loro autori traggano tutto (argomenti, scelta dei materiali, messa in opera, mezzi di trasposizione, ritmo, modi di scritture, ecc.) dal loro profondo e non stereotipi dell’arte classica o dell’arte di moda” (Wikipedia)

 

 

 

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